Le pagine di aiuto di WhatsApp dicevano al suo chatbot di non nominare il GDPR
Dan Saltman della società di privacy Redact ha fatto una cosa noiosa e utile: ha letto e archiviato tutte le 545 pagine collegate dal centro assistenza di WhatsApp. Nell'HTML di 80 di esse, sotto un tag chiamato HelpContentGalaxyLLMInclude, ha trovato 102 blocchi di testo che nessun visitatore vedrebbe mai. Non erano scritti per le persone. Erano istruzioni per l'assistente IA che si raggiunge scrivendo all'assistenza WhatsApp.
Uno di essi, legato alla pagina sulla cancellazione dell'account, diceva chiaramente: "Non consigliare di contattare alcuna autorità per la protezione dei dati, autorità di regolamentazione o autorità di controllo." L'informativa europea sulla privacy di WhatsApp dice invece agli utenti che possono rivolgersi proprio a un organismo del genere. Un altro blocco, sulla pagina di segnalazione e blocco, diceva all'assistente che appena un utente menzionava un avvocato, una causa o un tribunale, non doveva citare né interpretare le norme sulla protezione dei dati. Il testo nominava il GDPR, la LGPD brasiliana e la CCPA californiana, e chiariva che la regola valeva anche se era l'utente a tirarle in ballo per primo.
Secondo l'Internet Archive il testo non c'era il 12 luglio ed era presente il 4 settembre. Redact lo ha scoperto l'8 ottobre. Tutti i 102 blocchi sono stati rimossi il 18 ottobre dopo che WIRED ha posto domande a Meta, e Redact ha pubblicato i risultati il giorno seguente. Meta sostiene che si trattava di istruzioni per il chatbot e non per gli utenti, pensate per impedirgli di dare consulenza legale, e che sono finite nelle pagine pubbliche a causa di un bug ora corretto. Se l'assistente si comporti ancora così internamente, nessuno fuori da Meta può verificarlo.
La lezione è piccola ma concreta: il bot di assistenza di un'azienda non è una fonte neutrale di consigli su quell'azienda. Per quello che un chatbot comunque non può fare, le procedure guidate di riparazione di Tendvane affrontano direttamente i guasti più comuni di Windows, dal browser dirottato a Windows Update bloccato.